BIOGRAFIA

Giovanna giuffredi

Psicologa, e giornalista pubblicista, Master Certified Coach ICF, Presidente 2016 di International Coach Federation Italia. Giovanna è specializzata nei vari ambiti del Coaching (Life, Career, Executive, Team, Business & Corporate), certificata anche da John Grinder in Coaching e PNL. Ha fondato ed è CEO di Life Coach Italy s.r.l. ed è il Direttore didattico di Advanced Coach Academy. Esperta in Sviluppo delle Risorse Umane, Coaching e Formazione di Coach abilities, è stata Project Manager per la creazione di vasti network e partenariati in ambito aziendale e istituzionale. Ha fondato ed è Direttore editoriale di Coaching Time, il primo giornale online di Coaching. Collabora con varie testate giornalistiche, in particolare con il Sole 24ore ed é autrice di libri, articoli e servizi televisivi. “L’onda del Coaching. Come favorire un’evoluzione consapevole consapevole”, edito da Piccin, è la sua ultima pubblicazione. E’ la protagonista Life Coach della trasmissione “Adolescenti Istruzioni per l’uso” (Sky – Real Time e La7). La sua mission è aiutare le persone a diventare ciò che realmente sono. Crede nel valore del cambiamento e ha sperimentato che le persone possono modificare la loro vita, cambiando semplicemente il loro atteggiamento mentale.

I miei progetti

Il mare

Ho un’amore smisurato per il mare, l’unico sport che amo è il nuoto, mi piace guardare il mare in qualsiasi condizioni atmosferica, anche in piena tempesta. C’è solo una situazione che non tollero, una spiaggia affollata di gente rumorosa. Il mare per me significa perdermi in una immensità senza confini, poter spaziare in qualsiasi direzione, avere la certezza che anche nelle profondità c’è  vita, è un ecosistema perfetto, o almeno lo era prima degli umani scempi. Nel mare regna l’equilibrio e l’integrazione di ogni creatura. Al mare ho scritto i miei libri e mare è lo sfondo dei miei ricordi più belli.

CHE COSA VOLEVO FARE DA GRANDE

“Il vostro dovere è non accontentarvi e pensare l’impossibile. Certamente all’epoca in cui ero al college non era possibile  “unire i puntini” e avere un quadro di cosa sarebbe successo, Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro… abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. Tutto il resto è secondario… Non accontentavi. seguite i vostri sogni… Siate affamati. Siate folli”. Parole tratte da un  famoso discorso che Steve Jobs pronunciò, rivolgendosi ai laureati dell’Università di Stanford, nel 2005. Il fondatore di Apple, raccontando ai giovani gli avvenimenti salienti che avevano punteggiato la sua storia,  condivideva il senso di quanto aveva vissuto.

Parole che  richiamano quelle dette molti secoli prima da Pindaro, che salutava i suoi discepoli dicendo “Diventa ciò che sei”. Mi rispecchio molto nell’esortazione di Jobs  e ora che sul piano anagrafico ho esplorato quasi 7 decadi di vita,  posso permettermi il lusso di collegare i miei puntini guardandomi indietro. Colgo il senso delle esperienze che ho vissuto e riconosco quei valori guida che ne hanno tracciato il percorso.  

Ho parlato di età anagrafica, che per me è diversa da quella sul piano emotivo. Considero un privilegio l’età che avanza, percepisco tutto il valore delle esperienze che ho vissuto, mi riconosco una più matura saggezza, tuttavia è rimasta inalterata la voglia di esplorare, sperimentare, progettare, prendere il meglio dalla vita con leggerezza, fare quello che mi interessa davvero, come quando avevo 26 anni. 



I miei puntini

Mi rendo conto che il filo conduttore che ha orientato e continua a dare una direzione alle mie scelte è sempre stato quello di aiutare le persone a diventare ciò che potenzialmente sono. Non importa il mezzo che ho a disposizione, è secondario, la mia soddisfazione è nel cogliere la realizzazione delle persone che ho modo di affiancare. Non ho mai potuto prescindere anche dal fattore del divertimento, che per me coincide con il fare ciò che mi interessa. Ogni esperienza mi è servita ad accumulare conoscenze e competenze che ho utilizzato nella fase di vita professionale successiva. Quando mi ponevano la fatidica domanda, condanna di tutti i bambini, Che cosa vuoi fare da grande? Entravo regolarmente in crisi. Cercavo una risposta ad effetto, ma quella che arrivava dal profondo del mio essere, era sempre la stessa. Mi sembrava banale, ma non ne trovavo una che mi convincesse di più. Avrei voluto fare qualcosa di utile per gli altri, ma come?

CHE COSA HO FATTO DA GRANDE

Un tratto che ha caratterizzato il mio cammino professionale è che appena consolido determinate competenze e acquisisco anche una certa sicurezza, percepisco un graduale e inesorabile senso di insoddisfazione. Quando sento che non ho altro da dare, ho voglia di cambiare, come faceva Mary Poppins, ma anche Vianne Rocher, la protagonista del bellissimo film Chocolat, quando arrivava il vento dal nord. Questo è un aspetto a cui assegno oggi un gran valore e riconosco essere la mia spinta realizzativa, che mi porta a immaginare sempre cos’altro potrei fare.

L’università

Mi rendo conto che il filo conduttore che ha orientato e continua a dare una direzione alle mie scelte è sempre stato quello di aiutare le persone a diventare ciò che potenzialmente sono. Non importa il mezzo che ho a disposizione, è secondario, la mia soddisfazione è nel cogliere la realizzazione delle persone che ho modo di affiancare. Non ho mai potuto prescindere anche dal fattore del divertimento, che per me coincide con il fare ciò che mi interessa. Ogni esperienza mi è servita ad accumulare conoscenze e competenze che ho utilizzato nella fase di vita professionale successiva. Quando mi ponevano la fatidica domanda, condanna di tutti i bambini, Che cosa vuoi fare da grande? Entravo regolarmente in crisi. Cercavo una risposta ad effetto, ma quella che arrivava dal profondo del mio essere, era sempre la stessa. Mi sembrava banale, ma non ne trovavo una che mi convincesse di più. Avrei voluto fare qualcosa di utile per gli altri, ma come?

La scuola di psicoterapia

Ho frequentato quindi una scuola quadriennale in psicoterapia sistemico-relazionale, il Centro Studi e Terapia per la Psicoterapia della Coppia e della Famiglia.
Un periodo ricco si stimoli e di incontri determinanti per il mio futuro lavoro. Divoravo i libri dei mitici esponenti della scuola californiana di Palo Alto, da Gregory Bateson, a Paul Watzlawick, a Jay Haley, a Carl Whitaker, pioniere della terapia familiare, che ho avuto la fortuna di conoscere.
Studiavamo i processi della comunicazione dei grandi psicoterapeuti, come Milton Erikson e Virgina Satir, che sono stati, tra gli altri, i modelli alla base dei principi della PNL, che ho successivamente approfondito con un corso triennale proprio con Jhon Grinder (il co-fondatore della Programmazione Neuro Linguistica).
L’apprendimento più importante di quel periodo, è stato considerare il sintomo di una persona non come il problema, ma come l’elemento rappresentativo di un sistema problematico. Dopo alcuni anni di psicoterapie a coppie e famiglie, sentivo che c’era altro che avrei potuto fare.

Il Counseling

Avevo letto molto di Carl Rogers, all’università ero affascinata dal suo approccio con i clienti, dai suoi libri, come La terapia centrata sul cliente, o Libertà nell’apprendimento. E così, oltre alla psicoterapia, ho voluto approfondito il counseling rogersiano, seguendo un workshop proprio con Carl Rogers in persona, che ha lasciato in me una potente traccia, potendo sperimentare dal vivo l’effetto della non direttività. Una modalità potente che avrei riscontrato nel Coaching molti anni dopo.

L’orientamento scolastico e professionale

Mi sono dedicata per circa vent’anni, all’orientamento scolastico e professionale, lavorando nelle scuole e nelle università con la Fondazione Rui. Un periodo profondamente formativo nel quale mi sono sperimentata su diversi fronti, la ricerca, la formazione dei docenti, gli incontri con i ragazzi e i genitori, il coordinamento di uno dei uno dei primi progetti pilota europei in Italia, la stesura di guide orientative, di articoli, le conferenze e i tanti colloqui con persone in cerca di disegnare il loro futuro. Ma si poteva fare di più? Come informare la massa delle persone in modo da facilitare le loro scelte?

La TV

Negli anni ’90 mi proposi a una rete televisiva per lavorare nel backstage e offrire il mio know how sui temi dell’orientamento. Ma la mia proposta cadde nel vuoto, mi chiesero di realizzare direttamente i servizi su queste tematiche. Quella fu una grande sfida, dovevo ripartire da zero, in quel contesto ero l‘ultima ruota di un carro di esperti di televisione, io che la Tv la guardavo anche poco. Dopo notti insonni , ho accettato. Avevo un bagaglio di conoscenze a cui attingere, tuttavia dovevo costruirmi nuove competenze. Il numero di prova del primo servizio fu un mezzo disastro. Ho lavorato per quattro anni per Telemontecarlo, nel programma TV Donna, condotto da Carla Urban.
E’ stato un periodo molto divertente e stimolante. Ogni settimana progettavo un servizio, uscivo con la troupe, facevo interviste, curavo la regia, scrivevo i testi e prestavo la mia voce per accompagnare le immagini in video. Ho realizzato oltre 70 servizi su scuole, professioni, mercato del lavoro, raccogliendo informazioni, testimonianze e offrendo al pubblico spunti per orientare le proprie scelte di vita professionale. Ho anche vinto un premio per quei servizi.

I Test sui media

In quel periodo, grazie anche alla mia tesi di laurea in teoria e tecnica dei test, costruivo anche quelli che definivo ludotest a cui si sottoponevano personaggi dello spettacolo ospiti in studio e ai quali offrivo poi un profilo psicologico con cui confrontarsi. In quegli anni non so più quanti test ho creato per libri, giornali periodici e quotidiani.

Il Giornalismo

Grazie ai servizi televisivi realizzati in quegli anni, sono diventata giornalista pubblicista e quindi si apriva anche la strada della collaborazione con giornali e i mezzi di comunicazione. Curavo rubriche informative e di orientamento sui temi della scuola e del lavoro per varie testate (Tuttoscuola, La Stampa, femminili, ecc.)e realizzai anche una serie di audiovisivi sui programmi comunitari finanziati dal Fondo Sociale Europeo.
La confidenza che ho imparato ad avere con le telecamere, mi è servita in seguito, quando mi hanno proposto di partecipare a un programma televisivo come Life Coach per adolescenti (Adolescenti istruzioni per l’uso, Programma televisivo prodotto dalla Soc. Magnolia, andato in onda su La7 e su Discovery Real Time, tra il 2008 e il 2009) e successivamente, come Business Coach per una serie di video pillole informative sul coaching (per Job24, il canale online lavoro del Sole24ore curato da Rosanna Santonocito).
Non so come, ottenni in quel periodo anche un incarico per scrivere i testi di un documentario sul Marocco, pur non essendoci mai andata. Ricordo le interminabili giornate in biblioteca per studiare la storia e le bellezze di quello splendido paese.

Il Monitoraggio e la valutazione dei programmi comunitari

Per alcuni anni ho avuto un ruolo di responsabilità nel monitoraggio e della valutazione dei progetti finanziati dal Fondo Sociale Europeo dedicati alla scuola, mercato del lavoro e alle pari opportunità. Un ambito affascinante, nel quale si possono portare benefici reali alle categorie più svantaggiate e dare un impulso allo sviluppo delle aree più deboli del paese. Troppo spesso, però, le esperienze eccellenti, una volta evidenziate, restavano chiuse tra le pagine dei rapporti finali, nei cassetti dei vari Ministeri di riferimento, invece di essere diffuse come buone prassi. E questo mi procurava una grande frustrazione.

Psicologa del lavoro

Ripresi a lavorare come psicologa del lavoro nelle aziende, facendo consulenze e formazione. Il contesto aziendale è spesso conflittuale e c’era molto che si poteva fare per creare benessere tra le persone, a vantaggio loro e dei sistemi organizzativi. Ma percepivo di nuovo quella inconfondibile insoddisfazione che si faceva sentire. Come essere più incisiva? Oggi sono convinta che le opportunità quando arrivano abbiano il loro senso e vadano sempre colte al volo.
Ringrazio sempre un tratto del mio carattere, quel pizzico di umiltà che in questi casi considero una compagna alleata. Mi consente di chiedere, di osservare, imparare dagli altri e continuare a studiare.

Coaching island: l’approdo che cercavo

Nel 2000 è arrivato il segnale che aspettavo da tanto: un quotidiano parlava di Coaching e di una coach, Giovanna D’Alessio. La contattai e ci trovammo davanti a un caffè parlando della possibilità di sviluppare il coaching in Italia. Giovanna, fondò e diventò la prima Presidente della Federazione Italiana Coach. Negli anni ho partecipato al board nazionale di ICF con vari ruoli, iniziando da Vice Presidente fino al ruolo di Presidente nel 2016, coordinando e progettando diverse iniziative. Nel 2007 ideai per ICF un progetto di cui vado fiera, la prima Coaching Week una settimana di eventi di coaching, svolti contemporaneamente in tutta Italia. Nella prima edizione furono oltre cento le iniziative curate dai vari coach dell’associazione, con partner istituzionali e aziendali. L’iniziativa ha vinto il Marketing Prism Award 2008 di ICF Global, premio assegnato ai migliori progetti a livello mondiale per la diffusione del Coaching.
E da allora la Career Week, collegata a un evento internazionale, si replica ogni anno e contribuisce a diffondere il coaching in Italia. Oggi i coach aderenti ad ICF in Italia sono circa 800. All’inizio eravamo dei pionieri e poche persone in Italia sapevano cosa fosse il coaching e come lavorassero i coach. 

 

E Coaching sia!

Inizialmente ho avuto la pretesa di propormi come coach, solo perché mi riconoscevo nella filosofia del coaching e mi sono detta “Ecco cosa sono, sono una coach!”. Negli anni mi ero formata con John Grinder, Robert Dilts, Carmen Bostic St. Claire, Norma e Phil Barretta, Deepak Chopra, Roy Martina, John Gray e tanti altri. Avevo letto di tutto sul coaching.
Pensavo che le competenze accumulate in anni di esperienza di psicoterapia, psicologia del lavoro, counselling rogersiano, consulenze, formazione, ecc. , potessero essere più che sufficienti per aggiungere un nuovo cappello professionale. Ma non bastava dirlo per esserlo.
Mi sono presto resa conto delle differenze sostanziali rispetto ai tanti metodi che avevo approfondito e che avevo applicato per anni. Ancora oggi, molti colleghi psicologi o counselor si avvicinano alla scuola di coaching che dirigo, chiedendomi di saltare alcuni moduli formativi, perché ritengono di essere padroni di alcune competenze, ma le sfumature applicative sono molto diverse. E poi, dopo averle studiate, me ne danno atto.

Un nuovo start

Ho dovuto così fare un ennesimo bagno rigenerante di umiltà e ricominciare a formarmi, mettendo in discussione l’impostazione delle altre professionalità, certamente valide in certi casi e contesti, ma profondamente diverse dal coaching, se volevo essere davvero una coach professionista. Si trattava di fare un grande salto di paradigma per rivedere quelle che erano le mie certezze metodologiche.
Trai tanti approcci e metodi presenti sul mercato del coaching, ho scelto di approfondire le competenze e gli standard professionali che ha delineato ICF, fino a prendere una certificazione professionale ufficiale. Mi ha convinto il rigore metodologico e ho condiviso i principi del codice etico, molto simile per certi aspetti a quello definito dall’ordine degli psicologi, al quale sono iscritta.

Nasce Life Coach Italy

Nel 2002 ho fondato Life Coach Italy. Inizialmente era una libera associazione di professionisti, poi nel 2012 è diventata una s.r.l. Oggi è un polo di studi, ricerche, formazione, servizi e confronto con esperienze nazionali e internazionali di Coaching in tutti gli ambiti di applicazione.
Nel 2005 ho creato il CQC, il Coaching Quality Circle, un network di coach italiani, che si incontravano un paio di volte al mese per fare pratica, confrontarsi e condividere metodi, casi e strumenti di lavoro.
Il mio coaching nel frattempo era cambiato profondamente dai primi goffi tentativi che facevo, illudendomi che bastavano le esperienze che avevo accumulato per darmi la patente di coach.
Ho riconosciuto sulla mia pelle quanto fosse importante distinguere l’uso delle competenze tra le professioni affini. Tra l’altro è un punto per chiaro del codice di comportamento etico di OCF.

Al via la Coaching Academy

Nel 2007 ho fondato la scuola di Life Coach Italy, la Coaching Academy, nata con l’intento di promuovere, applicare e diffondere la cultura, le competenze e le buone prassi del Coaching, in una dimensione di network multiculturale.
L’approfondimento delle singole competenze di ICF è la caratteristica peculiare della mia scuola. A ogni competenza dedichiamo più giornate d’aula, per far comprendere come utilizzare, declinare e dimostrare di averle acquisite nella gestione di una sessione di coaching. Da allora si sono formati diverse centinaia di colleghi, tantissimi dei quali oggi hanno una credenziale ICF e spesso sono miei compagni di lavoro.
Nel 2013 ICF ha approvato il nostro Master in Coaching Advanced Coach come “ACTP”, il massimo riconoscimento per un programma di Coaching.

Tempo di Coaching sul Web

Grazie all’esperienza come giornalista, e al mio pallino per la condivisione, nel 2010 ho fondato Coaching Time, Il giornale di Coaching online che da allora dirigo e che contribuisce a diffondere la cultura e le buone pratiche del Coaching. Da allora hanno firmato gli articoli pubblicati, moltissimi colleghi e prestigiosi coach internazionali. E sono orgogliosa che hanno fatto parte del nostro Comitato scientifico Teri-E Belf, la prima Master Coach ICF al mondo e John Whitmore, padre fondatore del Coaching moderno.

Fortissimamente Coaching

Sono convinta che si possa trovare la propria strada anche percorrendo i sentieri più tortuosi. Oggi il coaching occupa al cento per cento il tempo che dedico alla mia attività professionale verso singoli clienti e team aziendali. Anche i miei progetti e gli interventi formativi hanno tutti un taglio coaching oriented. Quando ho incontrato il coaching è stato amore a prima vista, ma ci sono arrivata per approssimazioni successive, dopo aver esplorato diverse attività. E ogni step è stato fondamentale per arricchire la mia professionalità che oggi mi calza come un abito su misura, non fa una grinza. E quando un abito è confortevole, rende agili i movimenti ed è piacevole indossarlo.

Frederic Kuder , sosteneva che la soddisfazione professionale è direttamente proporzionale al livello di interesse che si prova per ciò che si svolge e per Gordon Allport , se nel lavoro si vivono anche i propri valori, si percepisce un appagante senso di realizzazione professionale.

Per me è proprio così. Continuo a divertirmi nel mio lavoro e mi appaga profondamente. Ne colgo il valore, mi appassiona, mi interessa, e forse per questo mi diverte e lo svolgo senza alcuna fatica. Questa consapevolezza, rinforza la mia convinzione di voler aiutare le persone a realizzarsi pienamente. Sono grata

L’onda del Coaching

Nel 2016 ho pubblicato il mio ultimo libero, “L’onda del Coaching. Come favorire un’evoluzione consapevole”, edito da Piccin, che racchiude quanto ho raccolto sul Coaching in tutti questi anni. E’ diventato il testo base del Master in Coaching Advanced Coach Academy, ACTP ICF, che dirigo e in cui insegno e che In questo libro, tra l’altro si può leggere una mia biografia molto più approfondita.

E il viaggio continua...

Rileggendo quanto ho scritto fino ad ora, mi rendo conto che ho lasciato fuori dalle righe tutti i timori, le paure di non farcela, i periodi difficili economicamente, quando non avevo clienti e i progetti che presentavo venivano ignorati o rispediti al mittente. E l’ansia legata ai cambiamenti che di volta in volta vivevo.
In quegli anni ho sperimentato la potenza della motivazione per ottenere dei risultati.
C’erano dei periodi in cui ero davvero squattrinata e l’idea di poter garantire alle mie figlie quanto era necessario, è stata una molla potente per mettere a frutto tutto quello che negli anni avevo imparato per ottenere nuovi lavori.
Non so se fa parte del mio carattere o della filosofia del mio lavoro che ormai è entrata in ogni cellula del mio corpo, del cuore e della mente, ma ormai ho l’abitudine di guardare avanti e se penso al passato, cerco di cogliere quanto di bello ho vissuto e soprattutto quanto ho imparato dalle esperienze e dagli errori, che potrà essermi utile per le prossime avventure da affrontare.

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